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Perché la maglietta a maniche corte si chiama T-shirt

Come mai in inglese la maglietta si chiama “T-shirt”? La risposta che dà il vocabolario Treccani è abbastanza intuitiva, eccola.

T-shirt ‹tìi šë′ët› locuz. ingl. (propr. «camicia a T», perché la forma dell’indumento ricorda una T maiuscola; pl. T-shirts ‹… šë′ëts›), usata in ital. come s. f. – Maglietta girocollo di cotone, a maniche corte, originariamente bianca e usata come indumento intimo maschile, più recentemente indossata anche come capo di abbigliamento unisex, sia bianca sia variamente colorata e spesso decorata con scritte o disegni.

Altre ipotesi più fantasiose fanno risalire l’origine del termine alla T di training, perché usata per allenarsi, o a quella da teenager, perché indossata soprattutto dai più giovani.

Il primo a utilizzare il termine t-shirt nel 1920 fu lo scrittore Francis Scott Fitzgerald nel suo romanzo Di qua dal paradiso.

La storia del capo risale infatti all’inizio del secolo scorso, nel 1904, quando un’azienda di abbigliamento specializzata nell’intimo, la Cooper Underwear Company, lanciò una «canottiera per scapoli» elastica e a girocollo. Era però considerata un indumento intimo, che sarebbe stato scandaloso esibire in pubblico.

Negli anni Quaranta le forze armate statunitensi la adottarono per le divise dei propri uomini. Il suo uso si diffuse quindi largamente in Europa durante la seconda guerra mondiale, mentre negli Stati Uniti spopolava nei college.

La rivoluzione della t-shirt era iniziata.

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